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Valutazione dell'amiloide insulare nel diabete mellito
Scritto da Stagnaro Sergio   
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Valutazione dell'amiloide insulare nel diabete mellito
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Valutazione diabete
Conclusioni e Bibliografia
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Introduzione: il ruolo dell’amiloide insulare nel diabete tipo II

Il diabete mellito tipo II è una patologia eterogenea e multifattoriale sempre sostenuta da errori genetici del n-DNA e del mit-DNA (ICAEM-a ), evidenziabili bed-side come costituzione diabetica "e" dislipidemica, caratterizzata da alterazioni dell’azione insulinica (insulino-resistenza) e della secrezione di questo ormone (insufficienza delle cellule b -insulari), preceduta per anni o decenni da ipersecrezione, silente sul piano clinico semeiotico-fisico ortodosso, ma non su quello semeiotico-biofisico.
Il relativo contributo alla tipologia della sindrome diabetica da parte di queste anomalie varia da paziente a paziente e nel corso stesso della sindrome (vedi avanti).
Notoriamente, la dieta etimologicamente intesa, incluso lo stile di vita, e, al bisogno, alcuni farmaci, quando assunti precocemente e in modo personalizzato, influenzano favorevolmente l’iperinsulinemia-insulinoresistenza, evitando il lento passaggio verso il diabete, ovviamente nei soggetti con le costituzioni semeiotico-biofisiche sopra ricordate.
E’ tutt’oggi oggetto di discussione se il fattore patogenetico principale sia rappresentato dall’insulino-resistenza oppure dall’alterata secrezione dell’ormone.
Secondo il personale parere, i due fattori sono indissolubilmente legati tra loro, come dimostra il fatto che nel sano la secrezione insulinica fisiologicamente è regolata dalla stessa insulinemia, mediante meccanismo a feed-back negativo, realizzato mediante i propri recettori localizzati nella membrana delle cellule b -insulari: l’interconnessione tra i due fattori ha luogo a molteplici livelli.
Per questi motivi il diabete mellito tipo 2 si manifesta tardivamente sul piano clinico, dal momento che l’insulino-resistenza nel fegato, nelle cellule adipose "centrali" e specialmente nei muscoli scheletrici inizialmente può essere compensata dall’aumentata secrezione insulinica.Entrambi questi interessanti fenomeni, valutati quantitativamente con la Semeiotica Biofisica, sono discussi in precedenti articoli su questo sito (22 a e 23-28).
E.L. Opie nel 1901 (1) descrisse la "degenerazione ialina" (o ialinosi, comparsa patologica di sostanza proteica, omogenea, d’aspetto vitreo, spiccatamente acidofila, nel tessuto connettivo, negli epiteli, negli elementi corpuscolati del sangue) delle isole di Langherans nel pancreas di paziente iperglicemici, suggerendo una relazione con il diabete mellito, sebbene in quel tempo la proteina (amiloide) non fosse stata ancora riconosciuta come prodotto di origine insulare. Soltanto nel 1986 fu identificata la proteina di origine beta-cellulare, denominata polipeptide amiloide insulare (2).
L’amiloide, materiale proteico composto da un denso intreccio di fibrille rigide e non, ramificantisi, si colora con il rosso Congo ed è birifrangente alla luce polarizzata.
Le fibrille sono costituite da 20 proteine e molte sono state associate a specifiche malattie. L’amiloide insulare, presente nel 90 % dei casi di diabete tipo II, è composta da comuni proteine, come la componente dell’amiloide P serica, e proteoglicani tipo eparansolfato, presenti nel siero e nei tessuti sani. La componente dell’amiloide P serica, correlata con le proteine della fase acuta, può legarsi a tutte le forme di fibrille amiloidi, che vengono in tale modo protette dalla proteolisi.
Evidenze sperimentali dimostrano l’importanza di questa proteina nell’amiloidosi in vivo: nei topi, dove il gene per la sintesi di questa proteina è inattivato, topi knocked-out, l’esordio dell’amiloidosi sistemica è ritardato e la sua gravità è ridotta.
L’amiloidosi insulare è correlata con la perdita di circa il 40-50 % della massa beta-insulare.
Numerosi meccanismi sono stati considerati implicati nella citotossicità dei polipeptidi amiloidi insulari dell’uomo, che formano le fibrille amiloidi e possono subire processi di glicosilazione. L’iperglicemia promuove la formazione di amiloide non soltanto stimolando la produzione di polipeptidi amiloidi insulari, ma anche incrementando la loro capacità fibrillopoietica (3).



 

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