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L’anziano ammalato e la sua famiglia |
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Scritto da Gruppo di Ricerca Geriatria di Brescia
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Pag 1 di 6 Il Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia contribuisce al dibattito sulla tematica della Giornata Mondiale del Malato, dedicata quest’anno al rapporto con la famiglia. Come aiutare la famiglia ad essere sempre significativa nel prestare assistenza quando si ammala uno dei suoi componenti? Come aiutare la persona anziana non autosufficiente a trovare nella famiglia affetto e supporto? Come aiutare la famiglia a gestire gli elementi di crisi che compaiono spesso dopo l’assunzione di un ruolo di cura? Gli appunti che seguono sono il risultato di un ampio dibattito, al quale hanno contribuito diverse componenti professionali di area geriatrica. Alcuni spunti sono stati in particolare offerti da medici ed altri operatori con una personale esperienza famigliare di anziani ammalati; la loro testimonianza diretta –mediata dalle conoscenze professionali- è stata particolarmente utile ed incisiva.
I dati demografici
Benché largamente noti, è importante premettere il riconoscimento degli enormi cambiamenti avvenuti in questi ultimi vent’anni, che hanno trasformato lo scenario in modo veloce, rendendo così difficile l’adeguamento a livello individuale e collettivo degli strumenti per interpretare e per agire nella realtà quotidiana, al cui interno si collocano gli atti di cura. Gli ultra sessantacinquenni sono il 19% della popolazione, ma soprattutto gli ultraottantenni sono aumentati in modo rapido raggiungendo oggi i 2,7 milioni (4.6% dei cittadini italiani). Inoltre, in questi anni si è assistito alla sopravvivenza di persone anziane ammalate, come conseguenza del prolungamento della storia naturale di malattie croniche che fino a poco tempo fa portavano rapidamente a morte. Si deve anche ricordare che tra gli anziani la solitudine diventa un problema sempre più grave, sia all’interno della coppia -per la prematura scomparsa di un coniuge- sia per la crisi della famiglia multigenerazionale, che tradizionalmente costituiva il luogo nel quale venivano tamponate le difficoltà degli anziani (il 19% di questi è formato da persone afflitte da malattie, disagi, solitudini). Tra i fattori di cambiamento –anche se non può essere collocata in un ambito quantitativo- si deve considerare la modificazione degli stili di vita che nel recente passato caratterizzavano la convivenza. La riduzione del senso civico e la diffusione dell’individualismo sono aspetti non trascurabili in un analisi realistica del rapporto tra ammalato e famiglia. In particolare è cambiato il ruolo della donna, anche se ancor oggi esercita da sola molti e pesanti ruoli, essendo allo stesso tempo caregiver principale (e quindi contatto prevalente) di un anziano e attore relazionale verso i componenti della rete famigliare. La donna che presta assistenza è inoltre spesso coinvolta sia in attività lavorative che di gestione della famiglia; talvolta è essa stessa anziana con problemi e timori per le proprie condizioni di salute.
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