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Teoria delle neurosequenze
Scritto da Pinelli Paolo   
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Rilievi sulle sequenze linguistiche di Levelt e quelle del pensare di Hofstadter

La teoria delle neurosequenze non nasce dal niente, non è frutto di una folgorazione mentale chiarificatrice, ma ha solide radici nello strutturalismo, nella linguistica generativa, nella teoria degli insiemi (set theory), nell’analisi Shenkeriana nella teoria della musica, nell’analisi del pensiero di Hofstadter.
Partito dalle ricerche del Seek-whence (cerca da dove), questo autore si è impegnato nel riconoscimento di strutture mentali con ricerche svolte nel Fluid Analysis Research Group (FARG).
Questi contributi possono essere paragonati in parte a quelli di Levelt nelle sequenze del parlare. Si può in linea generale affermare che lo studio di Hofstadter rappresenta la codificazione del significato che emerge prima e dopo la produzione neurale della parola studiata da Levelt.
Un concetto saliente nella concezione di Hofstadter consiste nel superamento delle leggi dell’algebra booleriana; il ruolo del calcolo formale di Boole nel pensiero comune è molto ridotto; il ragionare rigoroso non è altro che un ramoscello minore e atipico dell’albero del pensiero umano.
Hofstadter insiste nel difendere il valore di questa sua critica: "Negare che le leggi dell’algebra booleriana, o anche di qualsiasi forma di logica deduttiva, costituiscano leggi del pensiero sembra ad alcuni un’asserzione mistica, antimaterialistica o, almeno, antiscientifica. La verità è che alcuni pensieri di alto livello sono, di fatto, innocentemente emergenti.
Il vero obiettivo della nostra mente -scrive Hofstadter- non è quello di imprigionare le leggi del pensiero in un elegante formalismo matematico, ma quello di tentare di comprendere le leggi che governano gli eventi subcognitivi (l’insieme dei quali chiameremo "mentalica") i quali collettivamente vanno a formare la "pensodinamica" (la dinamica del pensiero).
Si tratta alla fine -conclude Hofstadter- di chiarire il significato dell’equazione seguente: "pensodinamica = mentalica statistica".
La neurolinguistica trasferita dal campo sperimentale a quello teorico assume una sua posizione specifica quando dai suddetti principi e ricerche si passa a un modello generale e ci si impegna nello studio sperimentale con sequenze elementari per lo studio delle funzioni fondamentali del cervello, con particolare riguardo alla working memory.
In un capitolo su "La mente come elaboratore stocastico" Hofstadter considera anche la possibilità di un "non determinismo del pensiero" e basa questa affermazione sulla seguente considerazione: "di fatto alcuni pensatori da noi analizzati usano un metodo diverso per lo stesso problema posto in momenti diversi".
In base a questi risultati lo psicologo Philip Johnson sostiene l’idea di una certa casualità presente nel cervello.
Anne Bouker, psicologa all’Università di Oxford, si è occupata dell’uso flessibile determinato in modo casuale che i soggetti abili fanno dei numeri e delle sequenze aritmetiche.
È possibile che la disposizione ad avventurarsi in percorsi non familiari sia una caratteristica generale delle persone creative nella scienza, nell’arte e in altri campi. Ma non mancano vedute che fanno rientrare anche queste scelte di metodi diversi nel pensare in modalità deterministiche.
In particolare la filosofa Margaret Boden dubita della necessità di introdurre, a questo proposito, il concetto di sequenze casuali.



 

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