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Pag 1 di 2 Al Regina Elena di Roma Convegno internazionale con oltre 300 esperti da tutto il mondo.
Il prof. Cognetti: “Vanno definiti nuovi criteri per dividere le donne in categorie di rischio: così si sta orientando la Commissione Ministeriale, su proposta del prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele. Si deve anche ampliare la fascia d’età da coinvolgere”. Ogni anno 12.000 decessi
Roma, 17 aprile 2009 – La mammografia dovrà essere “su misura”: la presenza di uno o più casi di tumore del seno in famiglia, il sovrappeso, l’aver o meno avuto figli, la sedentarietà, l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, particolari caratteristiche della mammella e interventi precedenti diventeranno criteri per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Resta invariato l’iter per chi non presenta fattori “critici”. Per le altre, andranno invece previste corsie preferenziali e l’utilizzo di strumenti più sensibili, come la mammografia digitale. Non più quindi un esame standard ogni 24 mesi fra i 50 e i 69 anni, ma uno screening ritagliato su misura. E ancora, l’estensione per le quarantenni e per le over 70. “Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è necessario rinnovare i criteri – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer, in corso oggi e domani nella Capitale, che vede riuniti oltre 300 fra i massimi esperti mondiali -. Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, come emerge con forza in questo convegno, e sono già allo studio della Commissione Prevenzione e Screening del Ministero: la proposta del relatore, il prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele di Milano, diventerà al più presto operativa”. Un provvedimento che mira a ridurre i 12.000 morti che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese, su 38.000 nuovi casi. Infatti, se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%. Merito della prevenzione ma anche delle terapie target sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate. Proprio a queste molecole innovative è dedicato il Meeting di Roma, che vede il Regina Elena protagonista. “Un importante riconoscimento alla nostra oncologia – continua il prof. Cognetti - che si è distinta nel panorama scientifico internazionale per il livello delle pubblicazioni e la qualità delle sperimentazioni cliniche. Non è così purtroppo per le ricerche di Fase I (su volontari sani o pazienti), in cui l’Italia gioca un ruolo marginale soprattutto a causa delle difficoltà burocratiche. È necessaria e non più rinviabile una riforma del sistema che renda il nostro Paese “attrattivo” per gli investimenti, da parte delle Aziende farmaceutiche e degli Enti di ricerca pubblici e privati. A tutto vantaggio soprattutto dei pazienti che potranno accedere con maggiore facilità alle molecole più innovative”. In Italia solo il 2.3% del totale delle sperimentazioni sono di fase 1, a fronte del 30.3% in Germania, del 22% in Francia, del 21.2% in Olanda e del 15% in Spagna. Proprio in questi giorni è in discussione una proposta per la costituzione di una piattaforma interistituzionale con Ministero e AIFA per potenziare le sperimentazioni di fase 1 e allinearci agli altri Paesi europei. Un’italiana su 11 rischia di ricevere una diagnosi di tumore del seno nel corso della vita e una su 50 di morirne. L’incidenza è simile in tutte le regioni ma ciò, purtroppo, non è vero per i programmi di screening. “Esiste una grave differenza fra Centro-Nord, Sud e Isole – spiega Cognetti –. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale.
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