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L’ etica odontoiatrica
Scritto da Franco Abeniacar   
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L’ etica odontoiatrica
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Ricordo che anni fa, anche se successivamente, mai, sono stato convocato ad alcuna riunione, accettai l’invito a far parte del  Consiglio Regionale Toscano di Etica Medica. Le notizie che allora andai racimolando, per avere un minimo di competenza nell’argomento, mi hanno permesso, oggi, di presentare queste brevi note ad uso dei colleghi.

Se un dente duole, vario può essere il trattamento di scelta: può essere otturato, intarsiato, incapsulato, devitalizzato, ricostruito, eventualmente estratto e non sostituito, oppure rimpiazzato con una protesi mobile o fissa, o addirittura con un impianto. Talora, infine, può necessitare un intervento di parodontologia o di ortodonzia. Tutti questi comportamenti possono essere corretti, ma la scelta deve essere subordinata ad un giudizio non soltanto clinico, ma anche, soprattutto, etico.
Il giudizio clinico riguarda, ovviamente, lo stato di salute locale o generale del paziente e non voglio spendere una parola di più sull’argomento in quanto tutti i colleghi sanno benissimo come comportarsi. In verità tutti gli odontoiatri sanno comportarsi anche in relazione all’inquadramento etico della loro professione, ma tante sono le sfaccettature del problema che non sarà cosa inutile rivalutarle alla nostra attenzione, anche perché l’etica, e quindi un comportamento conforme, non è una cosa immutabile, ma varia con i tempi e le situazioni e molte norme etiche, sono divenute addirittura adempimenti di legge. Infatti l’etica, oltre ovviamente al mantenimento del segreto professionale, si fonda sui noti cinque punti del famoso “rapporto contrattualistico medico-paziente” secondo Robert Veatch, comuni a tutta la professione medica che, riportati a memoria, sono l’autonomia da qualsiasi interferenza esterna, la competenza nel trattamento, il mantenimento delle promesse fatte, il dire, se richiesti, la verità e assicurare, nei limiti del possibile, il desiderio di vita del paziente. Tuttavia, pur non avendo, abitualmente, preoccupazioni “quoad vitam”,  questo impegno non basta in una professione come la nostra, dove sono coinvolti il volto e la bocca “struttura polifunzionale”, che, oltre ad essere centro fisiologico dell’articolazione della parola e della masticazione, può essere fonte di erotismo, sede elettiva dell’espressione e rappresenta, per i pazienti, un primario elemento di approccio e di confronto con gli altri ed una prima immagine pubblica di loro stessi. Ogni possibile cambiamento, anche se, a giudizio dell’operatore, migliorativo, riguardante l’aspetto e la dinamicità della bocca, qualora non corrispondesse allo schema mentale che il paziente ha di sé, può essere fonte di grave disagio. Ne deriva che, se il nostro  trattamento, potenzialmente, potrebbe variare l’aspetto del paziente, per esempio mostrando più lunghi i colletti dei denti, questo deve essere preventivamente comunicato al paziente perchè la sua approvazione non può essere assolutamente data per scontata e può essere fonte di contenzioso giudiziario.
A proposito di aspetti giudiziari della professione, non bisogna dimenticare l’obbligo e la responsabilità del dentista nel redigere il referto obbligatorio, conservandone copia, nel casi di danni o lesioni, che presuppongono una responsabilità di terzi  e specialmente nei casi evidenti di maltrattamenti in famiglia e sui minori. Ugualmente obbligatori e collegati all’etica professionale, sono gli adempimenti inerenti l’autorizzazione all’uso dei dati sensibili nei riguardi della privacy, l’informazione sui  tempi del  trattamento, sulle eventuali complicazioni e tutto quanto concerne il consenso informato al trattamento stesso. Pure obbligatorio è l’invio del paziente ad altra struttura qualificata in caso di patologie non trascurabili, più o meno importanti, non trattabili nello studio.


 

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