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Dottore, mi aspetto una magia
Scritto da Costantini Sabrina   
Indice
Dottore, mi aspetto una magia
Motivazione
2 livelli
Comprensione ed esplicitazione
Analisi dello stile
Bibliografia e Commenti
Tutte le pagine

L’aspettativa e la motivazione 

"Dottore, sono venuto per capire cosa mi sta succedendo".
Di primo impatto suona come una richiesta esplicita, chiara e sensata; in realtà, spesso sottende un’attesa d’altro tipo: "Dottore, mi aspetto una magia!" Ovvero, "non voglio sapere neanche cosa mi capita, voglio solo che mi passi, che me lo faccia passare al più presto!"
Di fronte ad una tale previsione, è possibile o "chiuder bottega", o cercare di tradurre in termini concreti e realistici, ciò che sta capitando e potrebbe capitare, a chi ci sta di fronte e a quanto ci sta chiedendo.
E’ frequente che dietro l’evidenza della richiesta si nascondano una serie di fantasie, che demandano all’altro la responsabilità di comprendere e risolvere quanto sta avvenendo. Si tratta di un’aspettativa "magica", che ricorda la relazione tipica del bambino nei confronti dell’adulto, in questo caso "adulto-esperto", di tipo asimmetrico e idealizzante.
Per cui come terapeuti avremmo di fronte un paziente che arriva con un sintomo (psichico, somatico o misto), con una richiesta palese, una sottostante motivazione ed aspettativa.
Ogni parte deve essere presa in considerazione ed esplicitata per gettare le basi di una relazione oggettuale più sana e matura, fondamento per una consulenza e un intervento terapeutico efficaci.
Quanto detto risulta molto evidente in un contesto psicoterapico, in realtà, è ben presente ed influente in qualsiasi relazione medico-paziente, o consulente-consultato, di svariati ambiti.
L’aspettativa infatti è una sorta di previsione (un insieme di pensieri, credenze ed emozioni) circa un qualche evento che ci apprestiamo ad affrontare. Ogni tipo di colloquio è permeato di aspettative, da parte di tutte le persone implicate.
In massimo grado riguardano chi (nel nostro caso il paziente) chiede aiuto e necessita di una qualche risposta, più o meno urgente, relativamente ad un disagio, acuto o cronico.
Pensiamo a quali delusioni e discussioni possono verificarsi in qualsiasi relazione (amicale, amorosa, genitoriale, terapeutica, ecc.), di cui non se ne comprende il motivo.
Siamo arrabbiati, amareggiati, delusi, senza la consapevolezza di cosa sia realmente avvenuto. Magari ci sono stati piccoli gesti, parole insignificanti, che hanno innescato il tutto, ma la loro portata non è tale da giustificare tanta rabbia.
Quello che è successo riguarda le aspettative che avevamo nei confronti dell’altro, da questi ignorate perché non esplicitate. Le due persone non instaurano una reale relazione fra di loro, ma un’interazione con le rispettive aspettative, connesse con le figure interne, che fungono da modello e partner. Risulta un dialogo fra sordi e ciechi, ognuno risponde non all’altro di fronte a sé, ma all’altro dentro di sé.
L’aspettativa si differenzia dalla motivazione perché più legata alla richiesta latente e affettiva, nei confronti del colloquio e del terapeuta (3., p.28).
Le caratteristiche affettive sono strettamente connesse con l’intensità del bisogno, l’urgenza del bisogno e la qualità del beneficio. Quindi altamente legate alla situazione attuale, a quella passata, all’immagine di sé e del mondo.
Emozione e motivazione condividono la stessa radice etimologica, rimandabili ai termini latini emovere e movere. La prima fa riferimento al concetto di "muovere fuori", la seconda a quello di "muovere verso". Sottolineando, nel caso dell’emozione, l’urgenza e nel caso della motivazione, la direzione (1., pp.75-76).
L’urgenza di tipo emotiva si fonda da una parte sulla natura stessa delle emozioni, di tipo irrazionale e spesso esplosiva, dall’altra sulla loro "rivelazione" di tipo immediato.
Come ben ha sottolineato Lowen (4., pp.29-31), le emozioni si manifestano solo quando si scontrano con il corpo. La manifestazione di un sintomo di qualsiasi natura (psichico o somatico) infatti, è il risultato dell’impatto di un movimento interno (biologico, energetico, emotivo, ecc.) con la superficie del corpo.
L’impatto scatena emozioni fino ad allora rimaste inespresse e inconsapevoli, che creano ulteriore confusione e spinta a "muovere fuori".
Le emozioni c’erano già, ma la loro rivelazione avviene istantaneamente, come una lampadina che improvvisamente si accende e mostra ciò che prima sembrava non esserci.



 

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